lunedì 15 gennaio 2018

altre dimensioni

mio padre mi ha lasciata il giorno di Pasqua del 2017.
era malato da tempo, ma ancora cosciente e abbastanza lucido.
per me, la prima vera esperienza con il “passare dall’altra parte”, pur non credendo che esista “un’altra parte”.

L ho tenuto per mano fino a che ho potuto. L ho baciato e abbracciato più che ho potuto. L unica gioia   provata in quei tiepidi giorni di quella inopporuna primavera, è stata la libertà assoluta di stargli attaccata più che potevo.

Cosa che, nella mia famiglia, nessuno ha mai fatto con nessuno.

Sì, perché tra noi quattro (i miei genitori,io e mia sorella), non c è MAI stato un gesto tangibile, fisico, di affetto. Abbracci e baci proibiti da questo modo “distante” di condividere gli stessi spazi, di “controllare” le emozioni.

Quando arrivavavamo in ospedale, era molto sollevato nel vederci, e io ero inondata da una tempesta di gioia, gratitudine e amore....Lo baciavo subito: mi mancava la sua voce, i suoi occhi azzurri e ancora vivaci e speranzosi, nonostante tutto. Mi mancavano le sue mani, il suo odore, gli sguardi eloquenti che mi dava quando mia sorella iniziava con i suoi ”deliri” da ossessiva.

Io con lui mi sono sempre sentita legata a doppio filo. E nonostante per lui, negli ultimi anni, mia sorella fosse la persona più importante della sua vita( vivevano insieme),  io sapevo che LUI C ERA, e anche quando non è più uscito di casa, nn potendo più camminare, per me, lui era una SICUREZZA.

Se ne è andato. Io non riesco ancora ad esserne sicura. Ho ancora qui tutte le sue cose, dentro il sacco di plastica che ci ha ridato l ospedale, e che mia sorella non ha voluto in casa.
Come pure tante altre cose sue, che lei mi ha lasciato nel box, perché non sapeva cosa farne. Ora mi ritrovo a doverci mettere le mani, separare, buttare o regalare a seconda dello stato, a MANEGGIARE cose sue...come se stessi solo mettendole a posto per riportargliele. E sono passati otto mesi. Ma io non mi decido.

Dormo moltissimo da quando è successo. È anche vero che prendo medicine (e questa è un’altra storia...) ma dormire mi porta in altri luoghi, a vivere sensazioni che erano ormai dimenticate, ma non veramente. Sogno spesso di essere bambina.
E lui, con me, c è sempre.
Quando sogno mi lascio dietro la VITA brutale e senza colori che ogni giorno affronto fuori da qui.
Credo di avere un problema. No. Forse più di uno.

E vado avanti così, indossando bei sorrisi cordiali e regalando buone parole a tutti (o quasi).
Pare che funzioni.
La gente non sopporta il dolore altrui, ne è infastidita, e tende a minimizzare, oppure a ignorarlo. Oppure, più spesso, a raccontarti i suoi guai, parlandoti sopra come se la tua voce fosse inopportuna. O cosi flebile da dar loro l alibi di non averla proprio sentita.






lunedì 1 gennaio 2018

Happy New Year

Insomma, la situazione è grave. I miei neuroni non producono più serotonina, nonostante io prenda una vagonata di farmaci (merito dello psichiatra...). O forse, proprio x questo.

Fisicamente mi sento un rottame. Questo tempo burrascoso mi dà l’alibiperfetto per nn muovermi da casa. Dal letto.

Un tempo, su Splinder, avevo un blog intitolato “Diario di bordo di una donna con il mal di mare “, che ho ancora, tra l’altro c’è l ho ancora.Mi sono rinchiusa in una solitudine estrema. Quando vado a lavoro ( insegno) mi sembra di riprendere vita. Ma poi torno a casa, la casa

sabato 30 dicembre 2017

Arriva quel momento in cui....

...ti guardi intorno e scopri che la Vita è andata avanti, e tu sei ancora lì, ferma, come un albero secco.
Mi spiace. Mi spiace aver deluso chi mi ha voluto bene. Mi spiace di aver tradito, di aver detto bugie col solo scopo di poter continuare a “giocare” come una che non temeva nulla: ne’ il giudizio altrui, ne’ le possibili conseguenze del suo comportamento. E delle sue scelte.

Mi dico che “ho vissuto intensamente” ed è vero. Ma poi, gli anni passano, le persone si perdono, e le energie pure. Ah, le illusioni e i sogni nel cassetto, anche.

Ad oggi, mi sento davvero “ a dead woman walking “.
Ma nessuno si rende conto di aver a che fare con una che ormai, non ha più nulla da dare. O da dire?
Ho bisogno di buttare fuori tutto questo dolore rabbioso che mi si è coagulato attorno al cuore, soffocandolo.

Insomma, a gennaio farò 59 anni, e mi sento da buttare via.
Sono tornata.
S.