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Al mio papà

ciao papà.
proprio un anno fa, mi ha lasciata per sempre.
ancora non riesco a farmene una ragione.
e non ho neanche potuto salutarti.

mi manchi e mi mancherai, come un pezzo di me che non troverò mai più, e di cui ho bisogno.
ho ancora tante cose tue qui, di cui dovrei liberarmi ma che non ho il coraggio di prendere in mano.
le tue cose.

Caro papà. In questa primavera anomala e tardiva, il mio cuore è ancora intrappolato nel dolore assoluto. E ti immagino, quando ti parlo, rispondermi o commentare con i tuoi sorrisi speciali.

Perdonami se piango. Se anche in questo momento non riesco a non farlo. Perdonami.

TI VOGLIO BENE , E GRAZIE PER ESSERCI STATO SEMPRE, PER ME.



dark chocolate blues

(Stanotte ti ho sognato. Forse perché ieri mi hai telefonato. Per dirmi le solite cose, cioè NIENTE. Ti dico che non mi ascolti, e tu mi dici che sono diventata “cattiva”. Dopo un po’ mi rendo sempre conto che non sappiamo più parlarci. Non ci “sentiamo”. Il che mi pare obiettivamente NORMALE, visto che non ci frequentiamo più da anni.

Cosa pensi di ottenere, mandandomi su whattsapp foto romantiche e/o trasgressive, magari in bianco e nero, magari di donne giovani e piacenti abbandonate tra le braccia di uomini giovani e piacenti? È quello che facevi allora, quando noi eravamo una coppia, seppur clandestina. Cosa pensi di ottenere, o trasmettermi, mandando QUESTE foto?)

Io sono nel pieno di un periodo nerissimo. Ho preso peso, in casa riesco a fare il minimo indispensabile, mi metto una maschera efficace solo quando vado a lavoro. Mi trucco, mi metto il profumo, SORRIDO.
Pare che si debba fare così, sennò tanti godono della tua tristezza.
Pare, che la tristezza non debba essere mostra…

Sorellanza: questa sconosciuta

Con mia sorella ho un rapporto a dir poco complicato. Lei è ordinata, precisa, razionale fino allo sfinimento ma poco pragmatica, e pratica. Lei tiene il conto anche dei 50 centesimi risparmiati comprando una cassa di acqua al super QUI anziché al super LÁ. Non concede mai attenuanti a chi sbaglia. È tagliente e giudicante con tutti, ma proprio tutti. Familiari e non. Non è generosa. Non sa cosa sia l empatia. Non sa cosa sia la compassione.

Non sto esagerando. Quando tutto ciò è iniziato, stentavo a crederci. Non potevo accettare l’ idea che quell essere umano con cui avevo condiviso IL MONDO e LA VITA, si stesse trasformando in una gretta, rancorosa e maniacale persona.
Eppure...

Mia madre si raccomandava sempre con me . “Quando noi non ci saremo più “mi diceva accorata,”stalle dietro, perché lei è COSÌ, ma non è colpa sua...è come se fosse MALATA! E poi, è stata sempre così sfortunata...tu ti sei sposata, hai avuto una figlia...lei invece, sempre sola, perché ha un caratteraccio, m…

altre dimensioni

mio padre mi ha lasciata il giorno di Pasqua del 2017.
era malato da tempo, ma ancora cosciente e abbastanza lucido.
per me, la prima vera esperienza con il “passare dall’altra parte”, pur non credendo che esista “un’altra parte”.

L ho tenuto per mano fino a che ho potuto. L ho baciato e abbracciato più che ho potuto. L unica gioia   provata in quei tiepidi giorni di quella inopportuna primavera, è stata la libertà assoluta di stargli attaccata più che potevo.

Cosa che, nella mia famiglia, nessuno ha mai fatto con nessuno.

Sì, perché tra noi quattro (i miei genitori,io e mia sorella), non c è MAI stato un gesto tangibile, fisico, di affetto. Abbracci e baci proibiti da questo modo “distante” di condividere gli stessi spazi, di “controllare” le emozioni.

Quando arrivavavamo in ospedale, era molto sollevato nel vederci, e io ero inondata da una tempesta di gioia, gratitudine e amore....Lo baciavo subito: mi mancava la sua voce, i suoi occhi azzurri e ancora vivaci e speranzosi, nonostan…

Happy New Year

Insomma, la situazione è grave. I miei neuroni non producono più serotonina, nonostante io prenda una vagonata di farmaci (merito dello psichiatra...). O forse, proprio x questo.

Fisicamente mi sento un rottame. Questo tempo burrascoso mi dà l’alibiperfetto per nn muovermi da casa. Dal letto.

Un tempo, su Splinder, avevo un blog intitolato “Diario di bordo di una donna con il mal di mare “, che ho ancora, tra l’altro c’è l ho ancora.Mi sono rinchiusa in una solitudine estrema. Quando vado a lavoro ( insegno) mi sembra di riprendere vita. Ma poi torno a casa, la casa

Arriva quel momento in cui....

...ti guardi intorno e scopri che la Vita è andata avanti, e tu sei ancora lì, ferma, come un albero secco.
Mi spiace. Mi spiace aver deluso chi mi ha voluto bene. Mi spiace di aver tradito, di aver detto bugie col solo scopo di poter continuare a “giocare” come una che non temeva nulla: ne’ il giudizio altrui, ne’ le possibili conseguenze del suo comportamento. E delle sue scelte.

Mi dico che “ho vissuto intensamente” ed è vero. Ma poi, gli anni passano, le persone si perdono, e le energie pure. Ah, le illusioni e i sogni nel cassetto, anche.

Ad oggi, mi sento davvero “ a dead woman walking “.
Ma nessuno si rende conto di aver a che fare con una che ormai, non ha più nulla da dare. O da dire?
Ho bisogno di buttare fuori tutto questo dolore rabbioso che mi si è coagulato attorno al cuore, soffocandolo.

Insomma, a gennaio farò 59 anni, e mi sento da buttare via.
Sono tornata.
S.

haiku

Immagine
NEL ROSETO DI QUARZO,
COME SI RIFLETTONO,
LE FOGLIE VERDI!



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